Una rondine fa sempre primavera

I temi

Francesco, ma le rondini come fanno a sapere quando attraversare il Mediterraneo?

Sentono l’aria, per esempio se c’è vento freddo non partono. Anche se hanno un “orologio” interno e a un certo punto, con l’allungarsi delle giornate, devono partire.

E se sbagliano?

Può anche succedere che sbaglino, non è raro. Se accade si perdono nel mare, o a volte capita che dopo un arrivo precoce arrivi neve o gelo e molte non ce la fanno; ma tutto questo fa parte della selezione naturale.

Una rondine pesa pochi grammi, prima di spiccare il volo per attraversare il deserto del Sahara e il Mediterraneo e prima ancora di attraversare il Sahara si rifocilla fino a quasi raddoppiare il suo peso, le servono molto energie per questi lunghi viaggi, molto impegnativi, perché fatti tutti a volo battente.

Francesco, Pierfrancesco Micheloni è un grande esperto di rondini che da più di trenta anni svolge campagne di studio e inanellamento in Africa e in Europa. Lavora per l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per la sede ornitologica in Emilia-Romagna. Ha realizzato tanti progetti, coinvolgendo giovani locali, che nel tempo sono diventati ornitologi di campo molto competenti, in Nigeria, ma anche in Camerun e soprattutto Repubblica Centroafricana, dove le rondini vengono catturate dalle popolazioni per cibo, nelle zone di Boda e N’gotto, usando un amo e una termite.

Qualche volta sono stato in Africa per un anno intero, nel Cross River State in particolare nel villaggio di Ebbaken-Boje, che non si trova neanche sulle carte geografiche. Siamo a circa 30–40 chilometri dal confine con il Camerun, in una zona di colline e foreste.

Qui tutto è enorme, quasi sconcertante, come certe erbe (erba degli elefanti), che normalmente sono alte 4 o 5 metri e a Boje arrivano facilmente a 7, o addirittura 8 metri.

Come hai iniziato?

Nel 1985 in Italia si facevano 10.000 inanellamenti l’anno, troppo pochi per una base di studi attendibile. Sapevamo che le rondini arrivavano dall’Africa e poco altro. Nel 1990 siamo arrivati a 100.000 l’anno. Così abbiamo cominciato a ritrovare esemplari inanellati in Nigeria e altre parti, come Camerun o Repubblica Centrafricana, ma quelle italiane stanno proprio nel Cross River State e nella Repubblica Centroafricana. I quartieri di svernamento, il dormitorio, si trova a Boje, presso il villaggio di Ebbaken, nello Stato di Cross River (Nigeria). Il vicino Cross River National Park ospita tra gli altri primati come il Drillo (Mandrillus leucophaeus), lo scimpanzé el’ultima popolazione di gorilla di pianura occidentale (Gorilla gorilla diehli), presente anche nel santuario naturale delle Afi Mountains, sulle cui pendici si trova appunto Ebbaken.

Qui si possono stimare concentrazione di alcuni milioni di individui, da 4 a 16 milioni, difficile valutare con precisione, si pensa che la popolazione svernante ad Ebbaken tra dicembre e gennaio sia di 2 milioni, ma da fine settembre a metà aprile, almeno 20 milioni di individui possono usare il dormitorio di Ebbaken. È il più grande dormitorio africano di rondini europee finora conosciuto. Il BirdLife International ha classificato quest’area come la terza IBA (Important Bird Area) della Nigeria. Sono rondini che in primavera tornano in Europa: in Belgio, Olanda, Francia orientale, Germania occidentale, Svizzera e, come detto, molte in Italia, nella parte nord occidentale, ossia Piemonte e Lombardia.

Gli abitanti del posto ne mangiavano moltissime, la mia stima era di circa 200.000 ogni anno che tradotto in peso significa 3,4 tonnellate di carne di rondine. Poi abbiamo fatto dei progetti per la riduzione delle catture a scopi alimentari, sostituendole con pollame e altri animali da cortile. La cosa ha funzionato. A tutto questo si aggiunge che il Cross River State produce 2000 tonnellate di cacao. Se le quotazioni di mercato del cacao si mantengono alte come nel recente passato, succede che la popolazione può permettersi anche il filetto di mucca.

Si capisce subito che per Francesco tutto questo non è solo un appassionante lavoro di ricerca, è un progetto di vita che lo lega all’Africa in maniera profonda. I giovani del posto che dapprima erano semplici aiutanti si sono formati e in qualche caso sono venuti in Italia per soggiorni di studio. Francesco in Africa ha costruito una casa di mattoni, ma anche nel senso di una famiglia, una moglie, dei figli. Legami di amicizia, di condivisione, di entusiasmi, di intenso lavoro, di difficoltà affrontate.

Hai mai pensato di trasferirti in Niger definitivamente?

Sì, certo, e in più occasioni sono rimasto molto a lungo, ma alcune cose che per noi in Europa sono normali lì sono impensabili. Le condizioni sociali sono difficili e la corruzione è dilagante. Giusto per fare un esempio tra tanti: nelle farmacie parecchi farmaci sono falsi, non curano. Quasi sempre si tratta di pasticche o altro fatte di acqua e zucchero. Scatola e bugiardino perfetti, sembrano le nostre medicine, ma sono del tutto inefficaci. Quando l’ho scoperto ho cominciato a portarmi le medicine dall’Italia. Ho preso anche la malaria e mi sono potuto curare. In qualche caso ho salvato dei bambini, che semplicemente avevano bisogno di antibiotici “veri”. Gli ho dato i miei e, visto che la loro resistenza agli antibiotici è imparagonabile a quella di noi occidentali – le comunità locali si cibano di carne di animali selvatici (bush meat) che ovviamente non ha tracce di antibiotici –, scopri così che reagiscono subito e guariscono. Un sollievo, che però ho potuto portare casualmente solo a chi ne aveva bisogno, intorno a me.

E le rondini? A Ebbaken ti vedranno come un pazzo!

I primi anni sì, ma in poco tempo le cose sono cambiate. Io e poi noi, perché man mano mi sono trascinato dietro altre persone, eravamo attesi. Da ottobre a febbraio la logistica della nostra presenza portava reddito, oltre a suscitare interesse o quantomeno curiosità.

All’inizio il capovillaggio mi volle conoscere; proprio non riusciva a capire perché facevo un viaggio tanto lungo per vedere degli uccelli. Ma quello più sconcertato fui io. Quando vidi che aveva al collo una catenina con tutti i minuscoli anelli dell’inanellamento delle rondini gli offrii di comprala. Erano delle rondini che si erano mangiate. Per noi quegli anelli avrebbero avuto un significato scientifico enorme. Iniziai una trattativa estenuante, ma il capo, non a caso, era piuttosto sveglio. Mangiammo e soprattutto bevemmo per tutta la sera l’Ogogoro, un distillato molto forte. Solo quando finii sdraiato rifiutò la cifra astronomica (per il posto) che gli avevo offerto. Però ora il capo conosceva il valore che attribuivo alla collana. L’anno successivo me la regalò. Forse gli ornitologi in nuce del suo villaggio gli avevano spiegato che mi serviva solo per le mie ricerche!

Quali sono le rotte delle migrazioni?

C’è un aspetto controintuitivo, per cui le rondini che in primavera arrivano in Sicilia sono partite dall’Africa settentrionale; quelle che invece arrivano in Gran Bretagna, Scandinavia o in Russia vengono dal Sudafrica. Un viaggio lunghissimo, fatto ovviamente a più riprese.

Così succede che quando le rondini “italiane” partono per arrivare da noi, dopo essersi riposate, fatto la muta del piumaggio e ingrassate fino a circa 28 grammi di peso, nel Cross River State vengono rimpiazzate da quelle del Sudafrica. Partono più tardi perché il caldo primaverile in Gran Bretagna o nei paesi comunque più settentrionali dell’Italia arriva più tardi.

Al ritorno i nuovi nati fanno percorsi diversi, se la prendono comoda e spesso tornano in Africa da Gibilterra o comunque evitando il mare aperto, magari lungo le coste italiane attraversando il canale di Sicilia. Percorsi più lenti ma meno rischiosi.

Le tue ricerche come hanno continuato?

Dopo il covid le cose sono molto cambiate. In Africa ormai tutti hanno un cellulare, dei costosissimi iPhone, veramente a buon mercato. Ne stavo per comprare uno, quando ho scoperto perché costano così poco: hanno tutte le funzionalità di quelli per il mercato occidentale, ma protezioni molto attenuate contro le emissioni di radiazioni. Mi sono tenuto il mio!

I telefoni hanno catapultato tutti, compresi coloro che vivono nei villaggi, nel mondo globale. La Nigeria è un produttore di cacao, la vendita di questo prodotto ha portato molta ricchezza. Pos, bancomat, cellulari hanno cambiato il commercio. Le quotazioni del cacao sono note a tutti e ora è assai più difficile raggirare chi coltiva.

Dico questo perché è cambiato l’assetto sociale della popolazione e, per dirla con una battuta, dove prima c’erano gli americani che in qualche modo (nonostante già il primo Trump) si facevano garanti della protezione dei gorilla e più in generale della fauna, rondini comprese (ricevettero un grande finanziamento da Clinton) ora sono arrivati i cinesi, molto più protesi alla finanza nel loro mondo sigillato. Hanno chiuso i 600 locali notturni di Lagos e pensano solo a fare affari. Alla natura un po’ meno. Siamo passati da un colonialismo all’altro.

Quello dei cinesi è un approccio diverso da quello degli occidentali, che prendevano appalti e poi scappavano. Loro invece realizzano anche infrastrutture, strade, autostrade e, in una prospettiva di lunga durata, fanno le manutenzioni. Così le strade funzionano, sono molto usate dalla popolazione locale e mantenute efficienti con i soldi dei pedaggi.

Con il cuore sto in Africa, anzi con le rondini. Diverse volte sono andato in Nigeria prendendo le ferie, o l’aspettativa non pagata, o in missione gratuita. Continuo le ricerche, l’inanellamento, lo studio delle migrazioni e la sensibilizzazione, della popolazione locale e anche in Italia, quando possibile. Ogni tanto riesco ad avere qualche finanziamento per progetti di questo tipo e andiamo in giro per le scuole o in altri eventi pubblici.

La presenza delle rondini è in netto calo in tutta Europa, il loro stato è valutato come “depauperato”. Le cause sono ormai accertate: inquinamento e chimica nei campi. La rondine è molto delicata, al contrario di altre specie che possono resistere un po’ di più, risente subito dell’inquinamento. I cambiamenti climatici rendono le cose ancora più problematiche. Senza drastici cambiamenti, che riguardino per lo meno tutta Europa, non sono ipotizzabili miglioramenti. E il recente globale cambio di rotta sulle politiche verdi non fa che peggiorare la situazione.

Il sistema economico in cui siamo immersi si basa sull’idea che i mercati siano più importanti delle nostre stesse vite, della natura di cui siamo parte e delle forme di democrazia che ci siamo dati. E che l’obiettivo del dominio sempre e comunque, sia praticabile anche con l’uso della forza.

Per cambiare le cose è obbligatorio fare delle scelte diverse. Dobbiamo riuscire a invertire la rotta, non solo per continuare a vedere le rondini sfrecciare nei cieli.

Roberto Sinibaldi

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